giovedì 27 marzo 2008

danzando dolce(mente)

Il vuoto, poco altro.

Il silenzio, poco altro.

Languidi respiri,

e dolci pensieri;

vuoti.

lunedì 10 marzo 2008

io e annie

« Frattanto si era fatto tardi e tutt'e due dovevamo andare per i fatti nostri. Ma era stato molto bello, rivedere ancora Annie, dico bene? Mi resi conto di quanto era in gamba – stupenda – e, sì, era un piacere… solo averla conosciuta… e allora io… ripensai a quella vecchia barzelletta, quella in cui c'è questo tizio che va dallo psichiatra e gli fa: "Dottore, mio fratello è pazzo. Crede d'essere una gallina." E allora il dottore gli dice: "Ma perché non lo rinchiude in manicomio?" E quel tale gli risponde: "Già! Ma poi dopo, l'ovetto fresco, a me, chi me lo fa?" Insomma, mi pare ch'è proprio così, grosso modo, che la penso io, riguardo ai rapporti umani. Mi spiego, sono del tutto irrazionali e pazzeschi e assurdi e… ma… mi sa tanto che li sopportiamo perché, hm… tutti quanti… più o meno ne abbiamo bisogno, dell'ovetto fresco. »

Woody Allen, 1977

…piove e lo sento…percepisco lo scroscio dell’acqua che si infrange sull’asfalto duro e superbo di questa giornata grigia e spoglia. Spoglia di certezze, di rumori abbastanza forti da sentire e sulla soglia di quelle speranze continuo questo mio cammino infinto e lungo nel tempo, nuovo e ricercato. Questo tempo rinnovato continuamente da me e dalla costante voglia di stare. E l’attesa…perché c’è e non possiamo ignorarla, l’attendere quel determinato momento non definito e infinito nelle notti lunghe e solitarie. La solitudine. Amara ma voluta e pensata e unica perché di unicità si parla quando ti accorgi che è tua e del tuo spirito immenso. E il pensiero, quello leggero e innocente che ti spinge oltre, quello che fa sognare e ti eleva. È un ode, l’immensa gratitudine a me stessa e al mio non essere “sana”… finirò, non ora ma ci sarà il momento per farlo… e a quel punto si abbasserà il sipario e la platea applaudirà.

Francesca.

Febbraio 2007, Milano.

sabato 8 marzo 2008

november 07

Ci sono cose alle quali non possiamo dare una spiegazione utile.
Non abbiamo il tempo di fermarci a pensare, semplicemente perché quello che stiamo vivendo accade troppo in fretta e il suono del tempo che si protrae a lungo dentro i nostri corpi accorcia la fine dei nostri giorni.
E’ una linea sottile ma continua che ruba al tempo per dare una forma alle nostre vite.