mercoledì 31 dicembre 2008
martedì 30 dicembre 2008
perchè oggi andrei avanti così...
28\12\2008
Sento il rumore delle onde nelle orecchie e il profumo del mare nel cuore.
Sento molte cose, ma di poche potrò scrivere. La scrittura con le sue linee impercettibili a volte non aiuta perché è realtà, è pratica. E non voglio mettere in attivo molti pensieri se pur mancanti nell’immaginario di una mia vita.
Chiudo gli occhi e cerco di restare in sospeso tra ciò che vorrei e ciò che riuscirò mai ad ottenere.
Il mondo inizia a cambiare il suo giro e lo sento. Sento nell’aria i cambiamenti precoci di chi non sa cosa fare.
Sento il rumore delle onde nelle orecchie e il profumo del mare nel cuore.
Sento molte cose, ma di poche potrò scrivere. La scrittura con le sue linee impercettibili a volte non aiuta perché è realtà, è pratica. E non voglio mettere in attivo molti pensieri se pur mancanti nell’immaginario di una mia vita.
Chiudo gli occhi e cerco di restare in sospeso tra ciò che vorrei e ciò che riuscirò mai ad ottenere.
Il mondo inizia a cambiare il suo giro e lo sento. Sento nell’aria i cambiamenti precoci di chi non sa cosa fare.
giovedì 25 dicembre 2008
territorio disabitato
[…] Sono arrabbiata, molto arrabbiata con il mondo fuori, con il vuoto dentro.
Non ho fretta di capire ma sento che sto quasi per arrivare al limite.
Mi porto via da qui per vedere cosa succede, raccolgo questo corpo per salvarne una minima integrità aggrappata a qualche senso di colpa, a qualche sbaglio risaputo…
Appoggio i miei occhi su questa carta e cerco di disegnare invano lettere concentriche ma imperfette.
Lascio in sospeso per un attimo i miei pensieri per lasciar spazio al nulla..
Lasciare e riempire varchi nel cielo più azzurro immaginato sopra grigiori piovosi[…].
Mi senti?
Non ho fretta di capire ma sento che sto quasi per arrivare al limite.
Mi porto via da qui per vedere cosa succede, raccolgo questo corpo per salvarne una minima integrità aggrappata a qualche senso di colpa, a qualche sbaglio risaputo…
Appoggio i miei occhi su questa carta e cerco di disegnare invano lettere concentriche ma imperfette.
Lascio in sospeso per un attimo i miei pensieri per lasciar spazio al nulla..
Lasciare e riempire varchi nel cielo più azzurro immaginato sopra grigiori piovosi[…].
Mi senti?
domenica 21 dicembre 2008
citando(mi)
"Immobilizzata dal tempo e dal freddo insieme, sentendo la più inattesa vita,
nel frattempo devo fare finta.
Con il mondo fuori e con quello dentro...
La finzione, lunga e amara ma necessaria."
nel frattempo devo fare finta.
Con il mondo fuori e con quello dentro...
La finzione, lunga e amara ma necessaria."
martedì 9 dicembre 2008
Re: ...pensandomici
12-02-08
Il cerchio si è spezzato? Cosa accade se continui a sentirti in colpa e allo stesso tempo non fai nulla per rimediare ai tuoi errori?
“Vuoto assoluto qui attorno a me”. E’ vero? O è solo un espediente questo sentirsi in colpa.
Questo non andare, questo restare fermi a guardare, perché guardare? Voglio muovermi, voglio potermi sentire leggera, voglio poter fare le cose e non sentirmi in colpa di niente e per nessuno. Essere libera di manifestare quello che sono senza pudore, senza false maschere. Vorrei poter urlare con la certezza che qualcuno mi stia sentendo, con la certezza che qualcuno mi accolga a braccia aperte e mi stringa come non mai. Non voglio continuare a punirmi per quello che non sono riuscita a fare e per quello che non sarò. E invece resterò qui, su questo libro a logorarmi tutta sera solo perché ritengo sia la punizione più giusta e pertinente per me. Voglio poterti dire ti amo e guardarti negli occhi con l’innocenza di una bambina che non desidera altro che il suo gioco. Vorrei poter essere migliore per me stessa, vorrei potermi sentire bella e utile, vorrei poter andare a letto la sera alleggerita di ogni peso e con il sorriso. Vorrei non smettere mai di scrivere e colpire chi mi legge. Vorrei essere speciale per qualcuno ma soprattutto per me stessa. Vorrei poter continuare all’infinito e vorrei saper ringraziare nel modo giusto, vorrei potermi emozionare come quel famoso giorno, vorrei poter raggiungere quegli obbiettivi, vorrei poter avere le palle di mandare a fare in culo la gente e vorrei poter continuamente avere da fare. Vorrei potermi sentire piena di vita come mi sento da sempre ma facendo qualcosa. Vorrei poter utilizzare a pieno il mio tempo, vorrei poter saper perdere tempo nel modo giusto, vorrei continuare all’infinito a sentirmi diversa come mi sento ora. Vorrei poter urlare alla gente che io sono diversa e sentirmi apprezzata per quello che sono. Vorrei poter riuscire ad apparire esattamente come mi sento dentro. Vorrei poter fare del mio passato uno scrigno prezioso e conservarlo nel mio cuore sempre. Vorrei poterti urlare addosso e farti piangere, vorrei poter far crollare la corazza che ti copre e spogliarti delle certezze che ti sei costruito. Vorrei denudare il tuo corpo da ogni cosa.
Vorrei poter tracciare continuamente linee imperfette e dire un giorno col sorriso: avevo ragione. Vorrei poter essere io, così sempre. Vorrei continuare a gioire delle piccole cose e sentirmi felice per questo. Vorrei poter dire di no quando necessario a costo di restare ferma e sola fuori ma in movimento dentro. Vorrei poter abbracciare di più chi mi sta intorno e vorrei essere in grado di resistere al freddo di fuori per poter sentirmi calda dentro. Vorrei poter amare sempre come amo ora. Vorrei poter essere sempre così intensa e anche di più. Vorrei non smettere di arrossire e vorrei quindi poter non vergognarmi come invece faccio ora. Vorrei non sentirmi in colpa per come allaccio le stringhe a ventidue anni. Vorrei poter dare loro quello che veramente di buono si meritano. Vorrei non aver paura di conoscere, mai e vorrei potermi emozionare a guardare un tram che passa all’imbrunire anche quando sarò più grande. Vorrei poter amare i miei figli come sono stata amata io nel caso in cui dovessi e volessi averne. Vorrei poter continuare a ridere anche sola e vorrei continuare a sorridere per tutto quello che la vita di buono mi offre. Vorrei non ammalarmi mai ma nel caso in cui dovesse accadere vorrei poter avere la forza di combattere e guarire. Vorrei non avere paura di quello che non conosco, dell’ignoto, delle oscurità che la vita prevede. Vorrei continuare ad emozionarmi per quello che scrivo come sta accadendo ora e vorrei sentire i brividi sotto la pelle. Vorrei poter assecondare chi non potrà capirmi e vorrei poter evitare di condannarlo per questo. Vorrei poter dire e riuscire a dire sempre quello che penso e vorrei poter fare un giorno quello che mi piace fare. Vorrei poter viaggiare e conoscere le differenze. Vorrei riuscire a innamorarmi sempre delle cose, delle persone, degli attimi. Vorrei potermi accontentare e riconoscere i miei limiti e farli miei. Vorrei poter comunicarli i miei limiti. Vorrei poter danzare sempre sul mondo e sentirmi libera di usare il mio corpo. Vorrei non vergognarmi mai di quello che sono nonostante tutto. Vorrei continuare a credere in Babbo Natale e poterlo incontrare un giorno, chissà. Vorrei per una volta non rincorrere nessuno, vorrei che qualcuno mi cercasse. Vorrei poter sempre avere il coraggio delle mie azioni e non vergognarmi di me stessa, mai. Vorrei poter sempre avere lo spazio e il tempo da dedicare a me stessa. Vorrei poter sempre avere dei luoghi protetti e una penna in tasca. Vorrei poter sempre riuscire a guardare oltre le cose, vorrei poter masticare ogni singolo attimo di questa vita. Vorrei potermi sentire sempre intuitiva e brillante, vorrei poter riuscire a isolarmi dal mondo quando ne ho voglia, quando c’è troppo rumore fuori. Vorrei incontrare persone che possano condividere almeno una volta nella maniera più giusta i miei silenzi. Vorrei potermi sentire indipendente dagli altri, vorrei poter riuscire a fare strada da sola con il solo aiuto delle mie forze, vorrei poter riuscire a scrivere il mio libro. Vorrei poter avere la costanza di volermi bene. Vorrei poter essere libera di muovermi. Vorrei continuare a imparare a non sentire le cose superflue e farmi scivolare addosso quello che non mi serve. Vorrei continuare a “non curarmi di loro ma a guardare e passare”. Vorrei non pentirmi mai, vorrei poter sempre trarre giovamento dalle esperienze anche da quelle negative. Vorrei non dispiacermi per tutti quelli che non meritano la mia fiducia, il mio tempo. Vorrei non stancarmi mai di guardare fuori. Vorrei un giorno poter essere fiera di me. Vorrei un giorno potermi ringraziare. Vorrei poter non ostentare mai nulla, vorrei mantenere sempre quel pizzico giusto di umiltà. Vorrei poter sempre avere la voglia di capovolgere le carte in gioco. Vorrei poter sempre stravolgermi e stupirmi. Vorrei che gli altri capissero il mio essere malinconica e vorrei che questo non venisse confuso con l’essere noiosi. Vorrei che mi si dicesse sempre quello che realmente si pensi di me. Vorrei (utopia) che gli altri si comportassero come io mi comporto con essi. Vorrei essere forte e preparata ai cambiamenti. Vorrei che qualcuno non si stancasse di me. Vorrei ricevere la stessa fedeltà che cerco di infondere a chi mi sta intorno, per una volta. Vorrei che il tempo passasse sì così veloce ma con la consapevolezza di averlo vissuto fino in fondo. Vorrei che mi si rispettasse per quello che sono. Vorrei non perdere mai le parole, vorrei poter sempre avere la forza di scrivere. Vorrei continuare all’infinito con questo monologo ma con la punteggiatura e non stancarmi di accettarmi realmente. Vorrei riuscire a diventare quello che non sarò mai e ad avere una vita piena di momenti costruttivi.
Vorrei potere tutto questo e farlo diventare vita reale.
La porta si apre, il sogno finisce.
Il cerchio si è spezzato? Cosa accade se continui a sentirti in colpa e allo stesso tempo non fai nulla per rimediare ai tuoi errori?
“Vuoto assoluto qui attorno a me”. E’ vero? O è solo un espediente questo sentirsi in colpa.
Questo non andare, questo restare fermi a guardare, perché guardare? Voglio muovermi, voglio potermi sentire leggera, voglio poter fare le cose e non sentirmi in colpa di niente e per nessuno. Essere libera di manifestare quello che sono senza pudore, senza false maschere. Vorrei poter urlare con la certezza che qualcuno mi stia sentendo, con la certezza che qualcuno mi accolga a braccia aperte e mi stringa come non mai. Non voglio continuare a punirmi per quello che non sono riuscita a fare e per quello che non sarò. E invece resterò qui, su questo libro a logorarmi tutta sera solo perché ritengo sia la punizione più giusta e pertinente per me. Voglio poterti dire ti amo e guardarti negli occhi con l’innocenza di una bambina che non desidera altro che il suo gioco. Vorrei poter essere migliore per me stessa, vorrei potermi sentire bella e utile, vorrei poter andare a letto la sera alleggerita di ogni peso e con il sorriso. Vorrei non smettere mai di scrivere e colpire chi mi legge. Vorrei essere speciale per qualcuno ma soprattutto per me stessa. Vorrei poter continuare all’infinito e vorrei saper ringraziare nel modo giusto, vorrei potermi emozionare come quel famoso giorno, vorrei poter raggiungere quegli obbiettivi, vorrei poter avere le palle di mandare a fare in culo la gente e vorrei poter continuamente avere da fare. Vorrei potermi sentire piena di vita come mi sento da sempre ma facendo qualcosa. Vorrei poter utilizzare a pieno il mio tempo, vorrei poter saper perdere tempo nel modo giusto, vorrei continuare all’infinito a sentirmi diversa come mi sento ora. Vorrei poter urlare alla gente che io sono diversa e sentirmi apprezzata per quello che sono. Vorrei poter riuscire ad apparire esattamente come mi sento dentro. Vorrei poter fare del mio passato uno scrigno prezioso e conservarlo nel mio cuore sempre. Vorrei poterti urlare addosso e farti piangere, vorrei poter far crollare la corazza che ti copre e spogliarti delle certezze che ti sei costruito. Vorrei denudare il tuo corpo da ogni cosa.
Vorrei poter tracciare continuamente linee imperfette e dire un giorno col sorriso: avevo ragione. Vorrei poter essere io, così sempre. Vorrei continuare a gioire delle piccole cose e sentirmi felice per questo. Vorrei poter dire di no quando necessario a costo di restare ferma e sola fuori ma in movimento dentro. Vorrei poter abbracciare di più chi mi sta intorno e vorrei essere in grado di resistere al freddo di fuori per poter sentirmi calda dentro. Vorrei poter amare sempre come amo ora. Vorrei poter essere sempre così intensa e anche di più. Vorrei non smettere di arrossire e vorrei quindi poter non vergognarmi come invece faccio ora. Vorrei non sentirmi in colpa per come allaccio le stringhe a ventidue anni. Vorrei poter dare loro quello che veramente di buono si meritano. Vorrei non aver paura di conoscere, mai e vorrei potermi emozionare a guardare un tram che passa all’imbrunire anche quando sarò più grande. Vorrei poter amare i miei figli come sono stata amata io nel caso in cui dovessi e volessi averne. Vorrei poter continuare a ridere anche sola e vorrei continuare a sorridere per tutto quello che la vita di buono mi offre. Vorrei non ammalarmi mai ma nel caso in cui dovesse accadere vorrei poter avere la forza di combattere e guarire. Vorrei non avere paura di quello che non conosco, dell’ignoto, delle oscurità che la vita prevede. Vorrei continuare ad emozionarmi per quello che scrivo come sta accadendo ora e vorrei sentire i brividi sotto la pelle. Vorrei poter assecondare chi non potrà capirmi e vorrei poter evitare di condannarlo per questo. Vorrei poter dire e riuscire a dire sempre quello che penso e vorrei poter fare un giorno quello che mi piace fare. Vorrei poter viaggiare e conoscere le differenze. Vorrei riuscire a innamorarmi sempre delle cose, delle persone, degli attimi. Vorrei potermi accontentare e riconoscere i miei limiti e farli miei. Vorrei poter comunicarli i miei limiti. Vorrei poter danzare sempre sul mondo e sentirmi libera di usare il mio corpo. Vorrei non vergognarmi mai di quello che sono nonostante tutto. Vorrei continuare a credere in Babbo Natale e poterlo incontrare un giorno, chissà. Vorrei per una volta non rincorrere nessuno, vorrei che qualcuno mi cercasse. Vorrei poter sempre avere il coraggio delle mie azioni e non vergognarmi di me stessa, mai. Vorrei poter sempre avere lo spazio e il tempo da dedicare a me stessa. Vorrei poter sempre avere dei luoghi protetti e una penna in tasca. Vorrei poter sempre riuscire a guardare oltre le cose, vorrei poter masticare ogni singolo attimo di questa vita. Vorrei potermi sentire sempre intuitiva e brillante, vorrei poter riuscire a isolarmi dal mondo quando ne ho voglia, quando c’è troppo rumore fuori. Vorrei incontrare persone che possano condividere almeno una volta nella maniera più giusta i miei silenzi. Vorrei potermi sentire indipendente dagli altri, vorrei poter riuscire a fare strada da sola con il solo aiuto delle mie forze, vorrei poter riuscire a scrivere il mio libro. Vorrei poter avere la costanza di volermi bene. Vorrei poter essere libera di muovermi. Vorrei continuare a imparare a non sentire le cose superflue e farmi scivolare addosso quello che non mi serve. Vorrei continuare a “non curarmi di loro ma a guardare e passare”. Vorrei non pentirmi mai, vorrei poter sempre trarre giovamento dalle esperienze anche da quelle negative. Vorrei non dispiacermi per tutti quelli che non meritano la mia fiducia, il mio tempo. Vorrei non stancarmi mai di guardare fuori. Vorrei un giorno poter essere fiera di me. Vorrei un giorno potermi ringraziare. Vorrei poter non ostentare mai nulla, vorrei mantenere sempre quel pizzico giusto di umiltà. Vorrei poter sempre avere la voglia di capovolgere le carte in gioco. Vorrei poter sempre stravolgermi e stupirmi. Vorrei che gli altri capissero il mio essere malinconica e vorrei che questo non venisse confuso con l’essere noiosi. Vorrei che mi si dicesse sempre quello che realmente si pensi di me. Vorrei (utopia) che gli altri si comportassero come io mi comporto con essi. Vorrei essere forte e preparata ai cambiamenti. Vorrei che qualcuno non si stancasse di me. Vorrei ricevere la stessa fedeltà che cerco di infondere a chi mi sta intorno, per una volta. Vorrei che il tempo passasse sì così veloce ma con la consapevolezza di averlo vissuto fino in fondo. Vorrei che mi si rispettasse per quello che sono. Vorrei non perdere mai le parole, vorrei poter sempre avere la forza di scrivere. Vorrei continuare all’infinito con questo monologo ma con la punteggiatura e non stancarmi di accettarmi realmente. Vorrei riuscire a diventare quello che non sarò mai e ad avere una vita piena di momenti costruttivi.
Vorrei potere tutto questo e farlo diventare vita reale.
La porta si apre, il sogno finisce.
giovedì 4 dicembre 2008
drammi vecchi e un po' nuovi
La parte finale delle righe che seguono sono state staccate dalla propria matrice per una causa, ora il pezzo è integrale.
18 sett. 08
Ci sono momenti dettati da stati d’animo contrastanti e pericolosamente tenti di lanciarti in quel burrone che forse per questa volta potrà aiutarti. E quel vuoto che senti sotto il corpo lo conosci bene. Accade spesso di ritrovarmi davanti al solito vaso di Pandora.. Ho aspettato spesso quello che poi non si è verificato lasciandomi condizionare dall’attesa quando invece mi sarebbe bastato solo alzare il naso su e accontentarmi di un cielo e di un sole che molte volte ho trascurato. Ma è così che funziona, spesso siamo vittime di ciò che ci circonda e non ti accorgi di questo fino a ché non senti tremare la terra sotto ai piedi, fino a ché non vedi la verità negli occhi di qualcuno, uno sconosciuto, un passante… e ci credi, perché no?
Accendi un’altra sigaretta con fare indeciso e pensi che forse questa volta sei sulla strada giusta. Ma la verità non è fatta di congetture. Vado alla ricerca disperatamente di quello che non ho mai avuto, cerco quello che manca, il tassello. Sarà illusione o pura esigenza di doversi adoperare necessariamente per qualcosa. L’assenza di un da fare spaventa.
Ecco il dramma, il mio.
18 sett. 08
Ci sono momenti dettati da stati d’animo contrastanti e pericolosamente tenti di lanciarti in quel burrone che forse per questa volta potrà aiutarti. E quel vuoto che senti sotto il corpo lo conosci bene. Accade spesso di ritrovarmi davanti al solito vaso di Pandora.. Ho aspettato spesso quello che poi non si è verificato lasciandomi condizionare dall’attesa quando invece mi sarebbe bastato solo alzare il naso su e accontentarmi di un cielo e di un sole che molte volte ho trascurato. Ma è così che funziona, spesso siamo vittime di ciò che ci circonda e non ti accorgi di questo fino a ché non senti tremare la terra sotto ai piedi, fino a ché non vedi la verità negli occhi di qualcuno, uno sconosciuto, un passante… e ci credi, perché no?
Accendi un’altra sigaretta con fare indeciso e pensi che forse questa volta sei sulla strada giusta. Ma la verità non è fatta di congetture. Vado alla ricerca disperatamente di quello che non ho mai avuto, cerco quello che manca, il tassello. Sarà illusione o pura esigenza di doversi adoperare necessariamente per qualcosa. L’assenza di un da fare spaventa.
Ecco il dramma, il mio.
Re: Una cucina
Mi sono mangiata una vagonata di gelato e se voglio spostarmi dal divano al tavolo anche facendo lo slalom, immancabilmente pesto qualcosa. Adoro il contatto dei piedi sul pavimento e barcollo. Ho una pila di piatti che sono lì ad aspettare qualcuno che li lavi, non ho più spazio sul tavolo perché proprio il tavolo è stracolmo di tutto… libri per lo più ma non solo, solvente per unghie, barattolino del sale, cavi usb di ogni genere, la tazzina del caffè che è sempre la stessa, un’agenda, fogli… tanti fogli, occhiali da vista, due paia per l’esattezza… e poi finalmente una lampada che illumina queste sere, non amo molta luce in casa la sera, quella necessaria, mi basta una piccola lampadina. Quindi, mi basta tutto questo e un sensuale e intenso Jeff Buckley che accompagna queste sere in solitudine e che riempie queste pareti addobbate di ogni cosa, a partire da post-it in ogni dove, poster caratterizzati da rifacimenti di vecchi film, mappe, orari… e annunci apparentemente insignificanti riguardanti vendite di box, uffici… e un orologio da stazione, anche questo rifacimento di tempi andati… e qui, e devo dirlo per rispetto, l’attacco di chitarra di “Allelujah “. Una insolita bottiglia di vino della quale ho dimenticato la provenienza, che è lì da mesi forse… in un punto anche scomodo se vogliamo, ed è vuota, è incredibilmente vuota e continua a restare lì. Ho iniziato a dare un senso a qualunque cosa e nel frattempo mi sono accorta di scrivere senza guardare la tastiera ed è buffo perché quando voglio farlo apposta non mi viene mai. La musica proviene da sinistra e forse non è un caso, quando mi accorgo della provenienza di un suono, o di qualcos’altro di percepibile, avviene da sinistra… probabilmente è solo un puro caso anche se come ho detto prima ho iniziato a dare un senso a qualunque cosa. Lo scaffale lo salterei, ma non perché ho smesso di punto in bianco di dare un senso alle cose ma solo perché contiene cibo e io adoro il cibo e potrei rischiare seriamente di passare tutta la notte a scrivere sul mio rapporto con il cibo. E’ buffo, quante volte ho scritto cibo in queste ultime righe? Mi sono appena accorta che proprio dove è riposta la bottiglia vuota di vino e cioè sulla base di appoggio accanto ai fornelli c’è di tutto… piastrine per le zanzare. Ecco, vorrei spendere due parole sulla mia mania di attivare ogni mezzo per eliminare le zanzare… sono allergica, tutto qui e mi crea disagi esser punta. Tornando “all’isola” ,così l’abbiamo battezzata, è piena di ogni cosa… togliendo piatti sporchi e aggeggi per cucinare, ci sono anche cartoline, medicinali generici, un carica batterie, smalto…porta occhiali e una molletta. Ecco perché in balcone ce ne sono sempre così poche di mollette… sono sparse in cucina. Queste sedie non sono comode, sono quelle tipiche sedie di legno apri e chiudi, quelle che una volta, ma forse anche oggi, ci si portava in campeggio… o al mare per chi ha una casa al mare. Sulla piccola colonna di muro che c’è sopra “l’isola” c’è un mazzo di chiavi che non appartiene a nessuno. Mi hanno sempre incuriosita, ma non sono di questa casa però sono qui da sempre. Dimenticavo la pompa per gonfiare le ruote della mia bicicletta, in questa cucina c’è anche una pompa. Non è la classica pompa che di solito ti davano in dotazione con le mountain- bike, è quella da terra, quella che la tieni ferma con i piedi. E’ simile all’affare che si usa nei cartoni animati, Willy e il Coyote, per far esplodere la dinamite. L’adoro, come adoro quella povera bicicletta che è rimasta sotto le intemperie per un anno. Non ho una cantina qui. Un pomeriggio mi ero finalmente decisa di andare a “rifocillare” la mia povera bici e armata di pompa, recuperata in balcone, mentre ero quasi vicino alla porta Giovanni, non curante come sempre quando deve dirmi qualcosa che sa mi sconvolgerà, mi ha detto che dove c’è la mia bici ci sono i topi. Bene, quel pomeriggio mi è passata la voglia di “rifocillare” ogni cosa. La cosa interessante e utile per il mio equilibrio psicofisico, è che in questo posto non importa se non metti al suo posto gli oggetti, nessuno si lamenta, e io che generalmente vivo nel mio disordine organizzato, trovo questa cosa davvero fantastica. La pompa quindi ora è in cucina.
mercoledì 3 dicembre 2008
Re: Attimi
E’ buio, questa luce dritta sulla mia faccia la riscalda. Mi alzo, verso il contenuto bollente nella tazza, spalanco la finestra e appoggio la tazza fumante sul davanzale.
Osservo, osservo anche quello che ho già visto e sembra tutto così distintamente diverso.
Il fumo crea delle linee irregolari nell’aria ma disegnano…vengono modellate da questa brezza leggera di febbraio e io sto a guardare.
Di nuovo.
Sorseggio, piano…le auto fluttuano continuamente, veloci e io resto.
In piedi davanti a questa finestra e guardo in alto.
E’ ancora possibile vedere il colore di un cielo sereno quasi buio e in fondo il rosa di un tramonto lontano.
Ma dove sono dirette queste auto, e il treno veloce passa non curante, lui và. I finestrini illuminati scivolano sotto i miei occhi lucidi e ancora pieni di vita.
Il fumo della tazza si è abbassato e le note di una Joplin incazzata mi fanno tornare alla realtà e ad un libro di filosofia. Chiudo distrattamente la finestra e chiudo con essa il mondo fuori.
Osservo, osservo anche quello che ho già visto e sembra tutto così distintamente diverso.
Il fumo crea delle linee irregolari nell’aria ma disegnano…vengono modellate da questa brezza leggera di febbraio e io sto a guardare.
Di nuovo.
Sorseggio, piano…le auto fluttuano continuamente, veloci e io resto.
In piedi davanti a questa finestra e guardo in alto.
E’ ancora possibile vedere il colore di un cielo sereno quasi buio e in fondo il rosa di un tramonto lontano.
Ma dove sono dirette queste auto, e il treno veloce passa non curante, lui và. I finestrini illuminati scivolano sotto i miei occhi lucidi e ancora pieni di vita.
Il fumo della tazza si è abbassato e le note di una Joplin incazzata mi fanno tornare alla realtà e ad un libro di filosofia. Chiudo distrattamente la finestra e chiudo con essa il mondo fuori.
a voi invisibili
Salve a tutti, a chi non mi ascolta, a chi non legge questo blog... alla maggior parte di voi, quindi. Agli inesistenti lettori.
Ho deciso di riproporre alcuni testi già presenti nel blog, solo perchè rileggendoli mi hanno colpito più di altri e fatto capire quanto sono dentro a determinate situazioni anche passate.
Quando il post sarà ripetuto avviserò puntualmente.
Grazie, lettori invisibili.
Francesca.
Ho deciso di riproporre alcuni testi già presenti nel blog, solo perchè rileggendoli mi hanno colpito più di altri e fatto capire quanto sono dentro a determinate situazioni anche passate.
Quando il post sarà ripetuto avviserò puntualmente.
Grazie, lettori invisibili.
Francesca.
Iscriviti a:
Post (Atom)